Ecco qualche capitolo e qualche scheda del libro. Buona lettura

 

UN PAIO DI CAPITOLI DALLA "PRIMA PARTE"

 

 

1. DA UNA RIVISTA DEL 1979

Nel 1979, Carlo Massarini scriveva: "La musica quest'anno si misura in battute al minuto, fra 122 e 144 la chiamano "Disco". Sembra che tutto il mondo abbia voglia di ballare. Da Rio a Parigi, dall'Italia alla sua patria, New York City, la discoteca è diventata la meta di una generazione nuova e di una vecchia che si è convertita.
Disco è la parola per tutto quello che oggi significa danza. Non tutto quello che è ballabile è disco, naturalmente, ma ce n'è abbastanza da dimenticarsene. Perché disco, incredibilmente, è diventato un nuovo esperanto musicale e sta per influenzare la storia della musica a venire. Nessuna via di fuga. E' dovunque ed è ormai giunto il momento di iniziare a farci i conti.
Disco è la nuova maniera di dimenticare l'arrivo del 2000, è la chiave per lasciarsi alle spalle gli anni '60. E' la gioia, un "popper" per sfrecciare sui confini del totale abbandono dal controllo dei sensi. Eppure è la moda-musica più tecnologica, comandata e controllata che sia mai stata prodotta. Bene e male in lotta. Massimi sistemi da dibattere, uno specchio rivolto verso i nostri tempi. La prima massiccia alternativa danzante dai tempi del rock'n'roll. E, infine, la più grossa operazione commerciale nel campo dello spettacolo da sempre. Lasciate ogni speranza - e ogni tormento - o voi che danzate...
" (Popster, maggio 1979).

Sfogliare la rivista che contiene queste considerazioni può essere indicativo di ciò che in quel momento, siamo appunto nel maggio del 1979, "andava".
In copertina Keith Richards, ma a pag. 8 c'è già un'inserzione pubblicitaria relativa al "nuovo" album della Belle Epoque "Now". Due pagine dopo tocca a Faust'o ("Poco zucchero"), quindi ai Supertramp di "Breakfast in America". Nella rubrica "Attualità" compaiono i Roxy Music di "Manifesto", gli Ultravox, Amanda Lear... Gli articoli principali riguardano l'intervista a Keith Richards, una retrospettiva su Stevie Wonder, servizi su Ian Dury e Tubes. Tra le recensioni, spiccano "Sheyk Yerbouti" di Frank Zappa che parodiava l'hit disco Shake your booty di K.C. & The Sunshine Band, "The Great rock'n'roll swindle" dei Sex Pistols, un "Live" degli Stranglers, i dischi omonimi dei Toto e di George Harrison. Nei primi posti delle classifiche dei 33 giri ci sono i Bee Gees ("Spirit having flown") in USA e in Italia, e Blondie ("Parallel lines") in Inghilterra. Tra i singoli domina in USA Gloria Gaynor (I will survive), in Inghilterra Elvis Costello (Oliver's army) e in Italia i Bee Gees di Tragedy. In ogni caso la disco (il cui momento di massimo splendore era forse già passato) è ben presente nelle classifiche dei singoli in USA con una quindicina di titoli nei nei top 40, in Inghilterra (una decina) e in Italia: quattordici tra cui la versione disco di Quando quando quando di Tony Renis (Discoquando) e diversi hits di disco music made in Italy tipo Baby make love dei La Bionda, o Cafè dei D.D. Sound, che poi erano gli stessi La Bionda sotto... mentite spoglie.
Ma è sintomatico il fatto che, in una particolare classifica denominata "Popster 40", probabilmente realizzata in base alle preferenze dei redattori della rivista, non compaia alcun titolo disco music.
Questo va spiegato.
La disco era odiata dalla critica. Su questo nessuna discussione.
A volte, come nel servizio di Massarini, veniva analizzata, assai raramente (lo aveva fatto Dario Salvatori in un numero della rivista Ciao 2001 di un paio di anni prima) capita o addirittura apprezzata. In tutti gli altri (pochi) casi in cui ci se ne occupava, era stroncata.
La disco era franata improvvisamente su un mondo musicale che aveva assistito alla morte del progressive rock di Genesis e King Crimson spazzato via dal nichilismo sonoro e filosofico del punk; che aveva visto l'incapacità di rinnovarsi della proposta di colore; che si ripeteva stanchissimamente nell'ambito del rock duro e che, in Italia, vedeva una crisi spaventosa della canzone d'autore.
La critica, ancora ancorata agli assiomi impegnato = buono, disimpegnato = cattivo, nell'ossequio dei quali aveva vissuto per almeno un ventennio (ma nel giro di pochi anni le cose sarebbero cambiate), non poteva accettare di buon grado una musica che aveva come obiettivi dichiarati 1) far divertire gli ascoltatori e 2) far arricchire artisti e discografici!
Ma stiamo scherzando? E l'impegno "disinteressato" dei cantautori con sacco a pelo (e tra questi ci mettiamo proprio tutti, da Dylan a De Gregori)? e la rivolta sociale di Sex Pistols e compagni? e le ricerche filologico-musicali del folk inglese (Steely Dan, Fairport Convention e tutte quelle cose lì), le meditazioni intellettual-sperimentalistiche di Eno e dei "cosmici" tedeschi?
Tutto spazzato via da canzonette nelle quali bastava fare il verso a Paperino (Disco duck) per vendere milioni di copie, canzonette magari eseguite da personaggi che adottavano sfrontatamente sigle irridenti come Rick Dees And His Cast of Idiots!!!
No tutto questo non poteva certo passare, e infatti non passò.
Cioè.
Non passò sui giornali rock "seri" (tipo il citato Popster), ché nelle nascenti discoteche, nelle ultime "feste in casa", negli stereo dei ragazzini, nelle prime radio private, passava eccome!!!
Ma come si era giunti a tutto ciò?

 

12. DISCO E SESSO

Love to love you baby di Donna Summer inizia laddove, dieci anni prima, si era fermata Je t'aime moi non plus di Jane Birkin e Serge Gainsbourg. Questi due dischi rappresentano (a tutt'oggi) la vetta più alta del sesso esplicitato in musica. In maniera "seria", per niente ironica. Sesso puro
In Italia, il disco di Donna Summer arrivò al secondo posto in classifica il giorno di San Valentino del 1976 a coronamento della felice epoca pre-AIDS.
Era veramente un'epoca di sesso gioioso: ci si amava liberamente: "The joy of sex", un'autentica bibbia dell'accoppiamento felice scritta da Alex Comfort, stazionava tra i best sellers dal 1972, gli stilisti lanciavano microgonne, nude look e hot pants, si vedevano i primi topless sulle spiagge. Nel 1973 era esploso il film "Gola profonda" dando precise indicazioni all'industria cinematografica che subito dopo avrebbe sfornato gli "scandalosi" "Ultimo tango a Parigi", "Shampoo" con Warren Beatty e "Conoscenza carnale". Si trattava di film "seri", non roba da circuito hard core, ma che al sesso riservavano un'attenzione esplicita quanto inedita.
E in Italia? In Italia nel '72 approdava nelle edicole l'edizione italiana di Playboy, il mensile di "divulgazione sessuologica" Due Più conosceva un autentico boom, la rubrica "Caro Psic" sul settimanale musicale Ciao 2001 insegnava a tutti gli adolescenti la differenza tra "petting leggero" e "petting pesante", il libro-manifesto della liberazione sessual-politica "Porci con le ali" diventava un best seller, in classifica trionfavano canzoncine simil-hardcore tipo "La prima volta" di Andrè e Nicole, al cinema incassava miliardi la commedia sporcacciona all'italiana con le sue eroine Edwige Fenech, Gloria Guida e Barbara Bouchet perennemente insaponate sotto la doccia. Sesso, sesso, sesso!
Questo era il quadro. Non c'è dunque da stupirsi se l'industria disco, tastata l'acqua con le allusioni (anche pesanti) di Barry White (I'm gonna love you just a little more baby), Isaac Hayes (Shaft) o il sensuale funky degli Ohio Players (Sweet sticky thing), finisse poi per tuffarsi a pesce nella lussuria (!) più sfrenata.
Allora ecco l'orgasmo in musica di Donna Summer (che molti credettero reale: ancora non s'era vista la famosa "interpretazione" di Meg Ryan in "Harry ti presento Sally"!), il celeberrimo, scoperto invito "Voulez vous coucher avec moi ce soir" proposto dalle Labelle in Lady Marmalade, l'edonismo "a tutti i costi" di Do it dei B.T.Express, la volgarità di In the bush dei Musique ("Push push in the bush" recitava ineffabile il testo).
L'altra faccia della medaglia di questa sessualità sempre più esplicita (e spesso volgare, diciamolo) era rappresentata da un crescente machismo, soprattutto negli artisti di colore, abbastanza inedito per il mondo musicale: le copertine veicolavano immagini di nerboruti ragazzotti in camicia aperta sul petto villoso (Bobby Womack) o di maschi che dominavano gruppi di fanciulle adoranti (Boney M, Leroy Gomez & Santa Esmeralda...) mentre i testi delle canzoni si accordavano a questo stereotipo del maschio-padrone (si ascoltino in particolare quelli di Barry White).
D'altra parte si assisteva all'esibizione (anche giocosa) di un'omosessualità che fino a quel momento, in ambito musicale, era stata per lo più nascosta. Non era un fenomeno solo disco, sia chiaro: contemporaneamente, in ambito rock, personaggi come David Bowie, Elton John, Lou Reed, Marc Bolan, Freddy Mercury ecc. sull'esibizione della propria ambiguità sessuale stavano costruendo brillanti carriere.
Per quanto riguarda la disco, sappiamo come essa fosse nata in ambienti gay. Che Sylvester, i Village People o gli Imagination esibissero la loro omosessualità quindi non stupisce più di tanto. Inutile, così, lo sforzo fatto da molti sociologi, allora ed ora, di capire perché la disco fosse tanto gradita ai gay (fin dall'inizio). Tutte elucubrazioni e speculazioni abbastanza inconcludenti, alla fine. Diciamo che un genere che faceva del luccichio e del glam una sua componente essenziale non poteva non piacere ad una categoria di persone che fanno del luccichio e del glam una componente essenziale della loro vita. E questo dovrebbe spiegare, ma per ulteriori e diverse considerazioni sulla faccenda potete dare un'occhiata a "Discoinferno" di C. Antonelli e F. De Luca - Theoria.
Anche in Italia avemmo qualcosa del genere: nel 1979, uscì l'album "Easy Going" degli Easy Going: in copertina c'era un mosaico pompeiano (che adornava la discoteca romana Easy Going nella quale il produttore del disco, Paul Micioni, faceva il dj) raffigurante due baldi giovanotti avvinghiati in un intreccio molto più somigliante ad un amplesso che ad una lotta. Un caso rimasto comunque quasi unico.
Che si parlasse di amplessi etero od omo, che ci si esibisse come machos o gay, che le cantanti promettessero paradisi irraggiungibili o mugolassero i loro (finti) orgasmi, la disco era comunque il paradiso del sesso. Un sesso (quasi sempre) felice, come si conviene a questo tipo di musica nata solo per divertire.

 

 

TRE SCHEDE DALLA "SECONDA PARTE"

 

 

 

Boney M (Germania - gruppo)

Quartetto formatosi in Germania alla corte del produttore Frank Farian.
Marcia Barrett e Liz Mitchell giamaicane, Bobby Farrell di Aruba e Maizie Williams di Monserrat trovarono l'America nella fredda Monaco di Baviera sfornando un pugno di hits devastanti tra il '76 e il '78: Daddy cool, Rivers of Babylon (rielaborazione di una ninnananna giamaicana che fu il secondo disco più venduto della storia in Inghilterra e l'unico top 40 in USA), Rasputin, Ma Baker, la cover di No woman no cry...
L'immagine del quartetto era volutamente provocante con l'unico maschio della band nei panni del dominatore sadomaso delle tre fanciulle. Indumenti di cuoio, fruste e quant'altro completavano una scena più kitsch, alla fine, che realmente sexy. Scomparsi all'inizio degli anni '80, Farrell riappare nel coro Band Aid per Do they know it's Christmas e come produttore dei tanto vituperati Milli Vanilli.
Della fine del '99 un album in cui Frank Farian e Michel Cretu (v.) cercano di dare nuovo smalto ai vecchi successi dei Boney M che francamente non ne avevano nessun bisogno.

DISCO-grafia

"Take the heat off me" (Atco) - 1977
"Love for sale" (Atlantic) - 1977
"Night flight to Venus" (Sire) - 1978
"Ocean of fantasy" (Atlantic/Hansa) - 1979
"Christmas album" (Hansa) - 1981
"Boonoonoonoos" (Atlantic) - 1982
"10,000 light years" (MCI) - 1984
"Kalimba de luna" (Alex) - 1985
"The 20 greatest Christmas songs" (Hansa) - 1986
"Happy Christmas" (Ariola Express) - 1989
"The most beautiful Christmas songs in the world" (Hansa) - 1992
"Daddy cool" (Ariola Express) - 1994
"Eye dance" (MCI) - 1994
"Sunny" (Ariola Express) - 1995
"Boney M 2000" - (BMG) - 1999

 

 

Earth, Wind & Fire (USA - gruppo)

Il gruppo fu formato a Chicago nel 1969 dai fratelli Maurice e Verdine White. A loro si aggiunse nel '71 Philip Bailey e negli anni, attorno ai tre ruotarono tutta una serie di musicisti. Il loro stile inconfondibile prevedeva impasti vocali alla Temptation (v.) e torrido funky alla Sly and the Family Stone, il tutto arricchito da una sezione fiati alla James Brown...
Ci vollero tre album di rodaggio prima che lo stile del gruppo e le nuove mode musicali si sposassero perfettamente, ma attorno alla metà degli anni '70, il gruppo godeva di un successo mondiale ben esemplificato dai primi posti in qualsiasi classifica di brani come Boogie wonderland, Fantasy, o la irresistibile cover beatlesiana di Got to get you into my life.
Un successo così grande, confortato da una qualità artistica non certo comune a tutti gli eroi della disco, durò però pochi anni, con il nuovo decennio arrivò la crisi: Bailey affrontò una discontinua carriera solista (ma ebbe almeno un grosso successo con Easy lover cantata in duo con Phil Collins) e nel 1983 il gruppo si sciolse definitiva-mente.
Nel 1987 gli EW&F tentarono la carta del ritorno e negli anni successivi cercarono invano, album dopo album di recuperare una magia (e un successo) ormai irrimediabil-mente svaniti.

DISCO-grafia

"Earth, Wind & Fire" (Warner Bros.) - 1971
"The need of love" (Warner Bros.) - 1971
"Last days & time" (Columbia) - 1972
"Head to the sky" (Columbia) - 1973
"Another time" (Warner Bros.) - 1974
"Open our eyes" (Columbia) - 1974
"Gratitude" (Columbia) - 1975
"That's the way of the world" (Columbia) - 1975
"Spirit" (Columbia) - 1976
"All'n all" (Columbia) - 1977
"Sing a song" (CBS) - 1977
"I am" (Columbia) - 1979
"Faces" (Columbia) - 1980
"Raise!" (Columbia) - 1981
"Secret messages" (CBS) - 1982
"Powerlight" (Columbia) - 1983

 

 

Leroy Gomez /Santa Esmeralda (USA - gruppo)

Leroy Gomez era un eccellente sassofonista (lo troviamo anche nell'album di Elton John "Goodbye Yellow Brick Road"), ma la sua fortuna fu la disco e una piccola, geniale intuizione: rifare in chiave latina/disco alcuni noti successi rock. Dapprima Don't let me be misunderstood, una vecchia canzone degli Animals (chissà come mai scelse proprio un gruppo anni luce lontano dalla filosofia disco, ma funzionò alla grande), quindi Gloria, "inno" dei Them, seguito subito dopo da un hit degli Animals: The house of the rising sun... Per accordarsi alla chiave latina, Gomez aveva bisogno di tutto un contorno adeguato, così ecco le Santa Esmeralda e la sua immagine da macho (si veda la copertina di "Don't Let Me Be Misun-derstood"). La cuccagna durò giusto un paio di anni (ma la sua produzione di più, senza molta fortuna), ma lui e le sue ragazze sono rimaste nella storia.

DISCO-grafia

LEROY GOMEZ

"I got it bad" (Casablanca) - 1979

SANTA ESMERALDA

"Don't let me be misunderstood" (Casablanca) - 1977
"The house of the rising sun" (Casablanca) - 1978
"Beauty" (Casablanca) - 1978
"Another cha cha" (Hot Production) - 1994
"Don't be shy tonight" (Hot Production) - 1994
"Green talisman" (Hot Production) - 1994
"Hush" (Hot Production) - 1994

 
   

 

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