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OASIS - The masterplan

Capita a volte che i pezzi meno conosciuti di un gruppo siano anche i più vivi e interessanti. Non è una regola (a volte se un pezzo non è noto, è perché, semplicemente, fa schifo), ma in questo caso funziona. Nel senso che questo pugno di canzoni confermano, per lo meno, tutto quanto di buono si è detto della premiata ditta Gallagher. Il sapore di Beatles è forte, ma ormai ci siamo abituati, tanto che la cover di "I'm the walrus" sembra più un pezzo di Noel che di John Lennon. E mi si perdoni la bestemmia.

 

ORNELLA VANONI -Un panino una birra e poi...

Proprio non si sentiva il bisogno di un'ennesima rilettura di hit anni '60. Anche perché quasi mai le tante cover hanno aggiunto qualcosa alla freschezza ancora oggi irresistibile di quei brani. Il disco della Vanoni non fa eccezione. Oltre tutto, alla disperata (quanto inutile) ricerca di qualcosa di nuovo, spesso gli arrangiamenti stravolgono il senso originale della canzone (e a volte anche i testi) producendo l'effetto di fare accapponare le orecchie a chi quei brani li ha amati così come erano. Solo per fare un esempio, proprio non riusciamo a capire come Guccini si sia prestato al massacro di "Dio è morto" in un imbarazzante duetto. Inoltre, la stessa vocalità della Vanoni, tranne poche eccezioni, è assolutamente fuori sintonia rispetto al repertorio scelto. Della qual cosa ha non poche responsabilità il produttore Mario Lavezzi.