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IGGY POP - Beat em up - 2001

Non stupisce mica tanto sentire Iggi Pop alle prese con l'havy metal. Lui con i suoi Stooges non è forse stato uno dei precursori del rock duro diversi decenni fa? certo, in tutti questi hanno, la strada buona l'ha persa e ritrovata mille volte, ma in questo specifico caso, sembra essere riuscito a sintetizzare tutto ciò che ha sempre avuto dentro con tutto ciò che ha, negli anni, ascoltato dagli altri. Altri che, paradossalmente, potrebbero essere considerati suoi allievi. Questo disco frequenta l'heavy metal e il crossover, Iggy urla e ruggisce come nei tempi migliori e conforta tutta l'energia che una vita dissoluta, da vero maledetto del rock, gli permette di infondere in questi solchi. Se la voglia c'è ancora e l'energia anche, si può andare avanti, perchè il rock, quello è sempre stato nel sangue.

 

INCOGNITO - No time like the future

Non è che cambi di molto, disco dopo disco, la ricetta sonora degli Incognito. Così i fans non restano delusi, perché comunque il livello è sempre piuttosto alto. Certo che, alla lunga, questo funkettino educato potrebbe anche finire con lo stancare, soprattutto se ogni tanto non arriva qualche buona idea a dare linfa ad un progetto musicale che ormai rischia di mostrare la corda. Qui qualche buona idea c'è anche, ma ce ne vorrebbero molte di più per strappare questo disco alla noia che assale già al terzo-quarto brano.

 

INTI ILLIMANI - Viva Chile - 1973

Perché negare che allora ci si credeva veramente? Era un impegno politico da gita scolastica il coro di "El pueblo unido jamas serà vencido", ma qualche cosa dentro ce lo faceva vibrare. Gli Inti Illimani erano la colonna sonora delle prime assemblee, di quello per cui impegnarsi (un minimo), quello in cui credere, quello che faceva incazzare i genitori e i professori, un'icona molto più di facciata che di sostanza (come il poster del Che, per intendersi), ma in qualche modo funzionava. Poi c'era la musica. Altro che "musica andina, che noia mortale" come avrebbe cantato poco più tardi Dalla: questa musica piaceva un casino, era affascinante e divertente, portava sonorità desuete e melodie diverse, begli impasti vocali e ritmi morbidi su cui cullarsi. Non era certo aggressiva ma sicuramente neanche noiosa come diceva Dalla. Suggeriva suggestioni di paesi lontani, montagne e pianure, cieli tersi, molto più che molotov, barricate e lonb stadio-prigione di Santiago… Insomma, funzionava maledettamente bene anche in questo senso. Gli Inti Illimani, esuli cileni dopo il Golpe, conobbero in Italia almeno 4-5 anni di popolarità immensa, per meriti politici, certo, ma anche per meriti artistici: di loro almeno tre dischi tra il 73 e il 75 sono piccoli capolavori: nell'ordine, questo "Viva Chile", "La nueva cancion chilena" con la mitica "El pueblo unido", e "Hacia la libertad" con quella "Canto a los caidos" che rappresenta una delle cose più belle ed emozionanti siano mai state scritte, cantate e suonate in questo ambito musicale. "Viva Chile" fu l'album dell'esplosione del gruppo di Horacio Salinas, contiene alcune pietre miliari della storia del gruppo e di tutto quel genere musicale: la strumentale "Alturas", sigla di mille programmi radio TV, "Fiesta de San Benito", un vero manifesto musicale del gruppo, "Cancion del poder popular" e "Venceremos" corrispondenti manifesti politici, e poi la celeberrima "Simon Bolivar" che degli Inti Illimani non è ma che appartiene ormai di diritto a tutte le popolazioni oppresse e ai loro cantori. Passato quel periodo, molti hanno abbandonato le assemblee, hanno staccato dalle pareti il Che e dimenticato i dischi degli Inti Illimani, finendo per vedere quei momenti con un misto di tenerezza e imbarazzo. Ma la musica degli Inti Illimani, forse mai più ascoltata da allora, per tutti quelli non sarà mai una "noia mortale". Su questo nessuna discussione.

 

IRENE GRANDI - I.G. 1994

Dopo esserne stati colpiti in qualche apparizione televisiva, aspettavamo Irene Grandi alla prova del primo album con molta ansia e qualche timore di avere intravisto una magia rivelatasi poi solo un miraggio. Beh, come si dice, la ra-gazza c'è. Su questo nessuna discussione. Solo che le canzo-ni non sempre sono alla sua altezza. Intendiamoci: l'album è eccellente, eppure non permette ancora alla Grandi di espri-mere completamente le proprie immense potenzialità. Ascolta-re la cover di Natural Woman per credere.

 

IRON MAIDEN - Virtual XI

Mi sembrano un po' ammorbiditi questi Iron Maiden. Voglio dire, forse ora di heavy metal non si può proprio più parlare (sempre che l'etichetta, nei confronti dei Maiden, abbia mai avuto un senso). Siamo di fronte a buon rock duro, ma niente di particolarmente violento o pesante. La melodia e i brani lenti abbondano e certo la cosa più truculenta del lavoro è la copertina (come da copione). Non male, comunque: chitarre, basso batteria, sudore, muscoli e pochi campionatori in giro: sembra di essere tornati ai bu9ni vecchi tempi di Deep Purple e Uria Heep...