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DAVE STEWART - Greetings from the gutter 1994 Si diverte Dave Stewart. L'ex Eurythmics confeziona un pugno di canzoni nelle quali si diletta a fare il verso qui alla disco musica degli anni settanta, là al primo David Bowie o agli ultimi Pink Floyd. Non si tratta di imitazione: ma della dimostrazione di quanto un grande autore possa confezionare ad arte canzoni secondo uno stile predefinto. E dare vita, in questo modo, ad un album piacevolissimo.
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DAVID BOWIE - The single collection 1994 C'è tutta la storia del Duca Bianco in questo doppio cd che raccoglie tutti i quarantacinque giri da lui pubblicati. Da Space oddity a Day in day out, passando per gli storici duetti con Mick Jagger (Dancing in the street), Pat Metheny (This is not America) e Freddy Mercury (Under pressure). E certo riscoltare piccoli capolavori come Life on Mars?, He-roes, Starman o Ziggy Stardust fa veramente rimpiangere ciò che Bowie è ora. Solo questione di nostalgia?
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DEEP PURPLE - Abandon - 1993 Inutile cercare nei Deep purple di oggi qualche parentela con quelli di Made in Japan o di Made in Europe. Tutta quella magia si è persa. Da anni il gruppo di Gillan non riesce a sfornare una canzone degna del suo passato, limitandosi a produrre del buon rock per lo più abbastanza anonimo. Questo disco non fa eccezione: un album che va, non disturba ma non lascia traccia. Merita mezzo punto in più per la bella ballata Don't make me happy nella quale la voce di Gillan riesce per un attimo a ritrovare accenti degni della sua fama.
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DEEP PURPLE - Burn 1974 All'inizio del 1974, non ci sono più Ian Gillan e Roger Glover, nei Deep Purple, sostituiti (egregiamente) al canto e al basso da David Coverdale e Glenn Huges: non è quindi più il line-up storico della band, ma a questa formazione si devono tre album eccellenti come "Live in Europe", "Stormbringer" e, appunto, questo "Burn". Che è un album in pieno mainstream hard rock, ma che evidenzia alcuni momenti che vale la pena di sottolineare. Intanto la parte di batteria del brano che dà il titolo all'album è un "manuale del perfetto batterista" che ogni aspirante picchiatore di pelli dovrebbe mandare a memoria. I brano in sé è eccellente e soprattutto dal vivo avrebbe fatto faville per molti anni. Così come "You fool no one" che ha una ritmica piuttosto inusuale per questo tipo di musica e un buon uso dei cori. "Mistreated" è un eccellente "lento" che avrebbe conosciuto una grande versione in "Made in Europe" e "A 200" sembra abbozzare tentativi musicali che saranno messi meglio a fuoco in "Stormbringer". Anche se non è, come si diceva", la formazione più osannata dei Purple, questa non se la cava affatto male. Coverdale non fa rimpiangere più di tanto Gillan (e questo è uno splendido risultato), blueseggiando in "Mistereated" come Ian non avrebbe forse potuto, Huges è un ottimo bassista che non ha niente da invidiare a Glover, Lord sembra sempre suonare hard rock giusto per fare un piacere agli amici sognando Bach, Jan Paice si produce in alcuni momenti assolutamente strepitosi, e paradossalmente quello che forse "esce" meno è colui che da molti è considerato il vero leader della band: Ritchie Blackmore, la cui chitarra è sempre funzionale e quasi mai prevaricante, pare mettersi disciplinatamente al servizio della band, una cosa che non accetterà di fare spesso. Un disco più che buono, insomma, che si distanzia comunque anni luce da quello che è il rock duro di oggi (heavy metal e i suoi derivati più estremi). Ascoltata con le orecchie ormai avvezze a Sepultura & Co., "Might just take your life" o "Sail away" sembrano girare alla moviola.
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DEEP PURPLE - Live in Japan 1994 Anno 1972: i Deep Purple sono in Giappone per tre concerti a Tokio e Osaka. Da quelle esibizione venne tratto all'epoca il celeberrimo live Made in Japan, oggi quei concerti vengo-no riproposti nella loro integrità da questo triplo cd. Sui Purple è quasi inutile spendere parole: sono stati coi Led Zeppelin la più grande hard rock band di tutti i tempi e Li-ve in Japan ce li ripropone nel loro momento di massimo ful-gore alle prese coi loro brani migliori. Che volere di più?
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DEEP PURPLE - Made in Europe - Il più celebrato disco live dei Deep Purple è il doppio Made in Japan, l'invito, però, è di andare a recuperare questo album che contiene alcuni dei momenti migliori della band. Non ci sono più Ian Gillan e Roger Glover, in formazione, sostituiti (egregiamente) al canto e al basso da David Coverdale e Glenn Huges: non è quindi più il line-up storico della band, ma a questa formazione si devono tre album eccellenti come Burn, Stormbringer e, appunto, questo Live. Il quale contiene almeno due momenti da consegnare alla storia del rock: Burn che rappresenta un libro di testo che tutti gli aspiranti batteristi dovrebbero mandare a memoria e Mistreated, un blues da brividi che trova, forse, un corrispettivo solo nell'immortale Since I've been lovin' you de "cugini" Led Zeppelin.
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DELTA V - Monaco 74 - 2001 I Delta V cambiano la terza cantante in tre dischi, ma il progetto prosegue (e progredisce) con costanza e coerenza. E siamo già ad un livello maledettamente buono. Se "Un'estate fa" ci ha martellato per tutta l'estate, è ascoltandola nel contesto dell'intero lavoro che trova una sua giusta collocazione. Perché le atmosfere un po' da modernariato dominano questo disco: citazioni di colonne sonore da B-movie, strumentazione ricche di fiati e archi, un clima da festival di Sanremo anni '70... tutta roba che potrebbe rivelarsi un'accozzaglia di ciarpame, se non fosse trattata, come in questo caso, con grandissimo gusto, grandissima ironia e un'ottima vena compositiva. Le citazioni si sprecano, ma il materiale originale è talmente buono che, alla fine, il disco si rivela come uno dei lavori più godibili e originali di questo periodo.
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DELTA V - Spazio - Inesauribile pop italiano! Siamo sommersi da decine di nuove proposte e il problema è che sono per lo più tutte molto valide. Magari la differenza tra un gruppo e l'altro non sono tante: hanno tutti una cantante femmina, sono tutti molto attenti a quanto succede in Inghilterra, hanno tutti (almeno) una canzone che si muove abbastanza bene nelle radio. Dite che allora diventa difficile distinguere uno dall'altro? Beh, ma la differenza la fanno le canzoni, che si distinguono in "buone" e "normali": di porcherie, ahimè, non se ne sentono più. In questo album di "buone" ce ne sono un paio (le sentite per radio). Se poi mi dite che gli stessi pezzi potrebbero cantarli i Madreblu, i Taglia 42, i Cattivi pensieri, i Tiromancino, gli Erica X Mania o chiunque altro....
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DFA - Work in progress live - 2001 Il loro terzo album i veronesi DFA se lo sono andati a registrare dal vivo in America. Forse là la loro musica riceve più attenzione che qua. Ed è un peccato perché la loro è musica maledettamente buona e ottimamente suonata. Siamo in ambito progressive con frequenti incursioni in quello della fusion, una sorta di campo minato sul quale sono saltati per aria decine di gruppi convinti che bastasse fare brani più lunghi di 7 minuti e avere una discreta tecnica strumentale per avere diritto di cittadinanza nel regno di King Crimson, Gentle Giant, ecc. In realtà non è così facile e i DFA devono averlo intuito: così ad una eccellente perizia strumentale evidenziata dalle brillanti esecuzioni dal vivo, coniugano idee nuove e buone intuizioni in qualità sufficiente da sconfiggere la noia e dribblare modelli e riferimenti più o meno scontati (i due maggiori pericoli di questo genere musicale). Bravi, quindi, in attesa anche in Italia di quegli applausi che meriterebbero ampiamente.
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DIANA ROSS - Forever Diana 1994 Quattro cd, settantotto canzoni per conoscere tutto o quasi di Diana Ross. La mega raccolta doveva uscire in contemporanea con la biografia della cantante, poi i progetti hanno preso strade diverse. Ma quello che conta è che il cofanet-to, più di qualsiasi libro, può raccontare cosa la Ross rap-presenti, nel mondo della musica mondiale, da trent'anni a questa parte, dalle Supremes a oggi.
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DR. LIVINGSTONE - Al centro del mondo - Per qualche motivo tutti gli ultimi gruppi saliti alla ribalta iatliana hanno una cantante femmina. Chissà perché... Questi Livingstone non fanno eccezione, ma almeno la loro musica qualche originalità ce l'ha. Le loro canzoni hanno un effetto straniante, spiazzante: sarà per quel po' di elettronica che le condisce, per la voce glaciale e interessantissima di Anna, per le strane strade melodiche che prendono le musiche di Andrea Bove... Così appare perfettamente in sintonia anche l'ottima rilettura della vecchia "Polvere" di un Enrico Ruggeri d'annata ancora alle prese con una new wave viva ed elettrica
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