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C.S.I. - Ko de mondo -1994 Il Consorzio Suonatori Indipendenti rappresenta l'ultima trasformazione degli indimenticati CCCP dei quali conserva la vivacità creativa e la voglia di stupire devastando tutti gli schemi precostituiti di qualsiasi ambito musicale (rock, musica leggera, contemporanea, jazz). Ciò che ne risulta è un album difficile, a tratti addirittura indisponente nel suo rifiuto di assecondare l'ascoltatore, e tuttavia ricco di un fascino magnetico che "costringe" ad ascoltare sempre la canzone successiva alla ricerca della successiva inven-zione. Non li vedremo mai in cima alle classifiche, eppure è grazie ad esperienze come questa che la musica italiana con-tinua ad andare, lentamente, avanti.
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C.S.N. - After the storm - 1994 La questione è semplice: chi ancora vuole Crosby, Stills e Nash, vecchi eroi della musica della costa ovest degli Stati Uniti, certo non li vuole diversi da come erano venticinque anni fa e da come sono sempre stati. Allora questo album è perfetto, perchè i tre avrebbero potuto pubblicarlo nel '68 e sarebbe stato più o meno uguale. Stessi impasti vocali, stesse atmosfere. Già: ci sono luoghi, nel rock, dove il tempo non passa mai.
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C.S.N.Y. - Four way street - 1971 Siamo nel 1971 e il disco documenta i concerti tenuti a New York, Los Angeles e Chicago da questo gruppo costituito da David Crosby, Neil Young, Grahm Nash e Stephen Stills. Quattro dei maggiori esponenti della musica americana tra la fine degli anni '60 e l'inizio del decennio successivo, trovatisi assieme assolutamente per caso (la leggenda narra di una magica serata a casa di Joni Mitchell, quando Crosby, Stills e Nash iniziarono d improvvisare una canzone capendo all'istante che il loro destino era spartirsi lo stesso microfono. Almeno per un po'…). In queste canzoni (la versione in cd ne contiene quattro in più rispetto all'originale vinile) c'è tutta l'utopia di un'America che credeva ancora negli ideali di pace amore e libertà (un sogno da cui si sarebbe risvegliata in modo fin troppo brusco di lì a poco), che pensava che con un canzone si potesse veramente cambiare il mondo, o almeno spingere qualcuno a farlo… Un disco essenzialmente acustico e uno dove prevalgono le cavalcate elettriche tanto care soprattutto all'ultimo arrivato, Neil Young. Ecco, soprattutto in questa seconda parte sono riscontrabili i germi di tanti graffi che sarebbero venuti anche molto dopo (quanto Seattle ha amato Neil Young…). La cupa amarezza di "Ohio" o i 13 acidi minuti di "Southern Man" hanno sicuramente influenzato il rock che sarebbe venuto, più della dolcezza e del sogno di "Find the cost of freedom". Ed è inevitbile che sia stato così: non era precisamente un mondo tutto rosa quello che ci sarebbe stato da raccontare di lì a poco…
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CARAVAN - In the land of grey and pink (1971) Oh, sì: non c'è bisogno di salti mortali sugli spartiti, dei famigerati tempi dispari a tutti i costi, di prolisse disquisizioni tastieristiche o di funambolismi sugli strumenti per fare musica progressive. I Caravan sono stati gli alfieri della semplicità, della naturalezza, e questo disco è forse il loro manifesto artistico: canzoni di grande bellezza e semplicità, anche nei di 22 minuti di "Nine feet underground", di immediatezza ed essenzialità. Loro, come i Traffic migliori, come i Matching Mole di "Oh Caroline" ci fanno intuire come il progressive senza orpelli e merletti, possa tranquillamente continuare ad essere… progressive, se hai la voglia di cercare piccole geniali soluzioni, di andare al centro dell'idea (se l'idea è veramente buona) di scavare fino all'essenza. Non è certo un disco povero o scarno, questo, ma è un disco che va all'essenziale. Che per molti potrebbe pure essere poco, ma per altri, è più che sufficiente.
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CAROL KING - Tapestry - 1971 Ecco un disco assolutamente storico. E non solo per i milioni di copie che ha venduto e continua a vendere, ma perché rappresenta forse il punto artisticamente più alto raggiunto da una cantautrice, Carol King, che ha regalato al mondo della musica decine e decine di canzoni immortali. Non è un caso che di questo album, alcuni anni fa, personaggi come Celine Dion, Aretha Franklin, Rod Stewart, Bee Gees, Manhattan Transfer, ecc. abbiano realizzato una riedizione (caso più unico che raro, per un album), appropriandosi ognuno di un brano. Segno di un rispetto, per questo pugno di canzoni, che il tempo non ha ossidato.Carol King scriveva canzoni di successo fin dagli anni '50 per Everly Brothers, Drifters, Gene Pitney, Animals e Aretha Franklin, ma nel '71 decise di proporsi in proprio con convinzione dopo qualche tentativo poco riuscito. Per valutare la grandezza di questo disco sarebbe sufficiente pensare alle decine di interpretazioni che avrebbero poi avuto canzoni come "You've got a friend" (prima fra tutte quella di Jams Taylor) o "Will you love me tomorrow", oppure il fatto che "(You make me feel like a) Natural woman" sarebbe diventato probabilmente il brano più famoso di Aretha Franklin, che come singoli "It's too late", "So far away" o "I feel the earth move" avrebbero dominato le classifiche. Ma al di là dei successi commerciali, ciò che ancora oggi incanta di questo lavoro è il pianismo delicato della King, la sua voce serena, le sue melodie solari: cose che veramente non hanno tempo. E pure le canzoni di questo album che non avrebbero lo stesso successo commerciale di quelle citate sono probabilmente da considerare il paradigma di un certo modo di fare pop music di altissima classe. Dire che Celine Dion, Mariah Carey, Shania Twain e colleghe oggi non sarebbero quello che sono senza queste canzoni è probabilmente una forzatura. Ma meno grossa di quanto potrebbe sembrare.
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CARTOONS - Toonage - 1994 Emi Più fatui e sciocchini degli Aqua, ma a tratti anche più divertenti degli Aqua, questi Cartoons potrebbero diventare i nuovi idoli dei giovanissimi di tutto il mondo. Canzoncine buffe che, in chiave techno si rifanno decisamente al rockabilly, un genere musicale di moda una cinquantina di anni fa; motivetti orecchiabili, appiccicosi come chewingum; immagine straripante e coloratissima; tutti i trucchi in atto per vendere milioni di copie. Ce la faranno? Ne riparliamo tra un mese.
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CAT STEVENS - Foreigner - 1973 Ecco uno dei più begli album di questo cantautore inglese di origine greca, seppure non uno dei più celebrati. Il capolavoro del disco (che data 1973) è la lunga suite che occupava l'intera facciata A dell'album, un brano di 16 minuti dove si fondono reggae, rock, poesia, sogno, gioia di vivere, suoni acustici cui non siamo più abituati, sole. Abbiamo preso in considerazione questo album di Stevens, ma in realtà tutti i dischi del cantautore della prima metà del decennio sono splendidi. Alla fine degli ani '70, Cat abbandonerà clamorosamente la musica convertendosi alla religione islamica e assumendo il nome di Yusuf Islam.
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CAT STEVENS - Saturnight-Live in Tokyo - 1974 E' davvero impossibile scegliere tra i bellissimi album di Cat Stevens dei primi anni '70. Tra "Mona bona jackon", "Tea for the tillerman", Teaser and firecat", "Catch bull at four" e "Foreigner" è semplicemente impossibile determinare quale sia il migliore: sono tutti piccoli capolavori. E allora, salomonicamente non ne ho scelto alcuno, optando per un semisconosciuto, splendido, live del '74 che di fatto rappresenta una raccolta del meglio della produzione dei primi anni del cantautore. E che, in più di ogni sterile raccolta, offre il pregio di versioni forse anche migliori di quelle in studio (comunque da avere). Dell'album, uscito in sordina e oggi quasi introvabile (ma la rete è una miniera che raramente delude), di fatto si sa poco, quello però che conta, ciò che a noi interessa, ce lo racconta le canzone in esso contenute. Ecco dunque la scaletta: "Wild world", "Oh Very Young", "Sitting", "Where do the children play", "Lady d'Arbanville", "Another Saturday Night", "Hard Headed Woman", "Peace Train", "Father and Son", "King of Trees", "A Bad Penny", "Bitterblue". Ce n'è abbastanza per descrivere compiutamente l'universo musicale e artistico di questo strano personaggio che rappresenta (lui nato a Londra da padre greco e madre svedese) uno strano crogiuolo di influenze e culture. Il Cat Stevens che conosciamo e amiamo è curiosamente compreso tra "altri due" Cat Stevens che col "nostro" hanno poco a che vedere. Il "primo" aveva realizzato due album tra pop e beat tra il '67 e il '68, prima di essere inchiodato due anni in un letto d'ospedale dalla tubercolosi. Dall'ospedale era uscito il cantore delicato di momenti che sono rimasti nella storia e nel nostro cuore: "Father and son", "Lady d'Arbanville" dedicata alla sue ex, la pittrice Patty Arbanville, "Morning has broken", "Wild world", "Sitting", "Where do the children play"… Infine dalla fine degli anni '70 eccone apparire un terzo che sonvolgendo milioni di fans, getta alle ortiche nome, identità artistica, diritti sui vecchi dischi e, in definitiva, tutta una vita, per chiamarsi Jusuf Islam, dedicarsi totalmente alla religione musulmana e tornare a far parlare di sé solo in occasione di dichiarazioni di condanna a morte a uno scrittore reo di pensarla diversamente e di amore al "fratello" Sadam Hussein. Ovviamente a noi interessa il secondo (e magari il primo, giusto come curiosità). E questo live rappresenta un buon compendio della fase migliore del Cat che amiamo (che nella seconda metà dei '70 avrebbe prodotto album non eccelsi, invero). Se si sorvola sulla colpevole mancanza di qualche episodio fondamentale ("Morning has broken", per dire) questo live, pur nella sua breve durata, ci porta Stevens al suo meglio. Nei nuovi arrangiamenti, più asciutti, più brillanti, le sue canzoni splendono come piccole gemme. Bastano pochi suoni e pochi strumenti per lasciare in primo piano la poesia e la delicatezza di queste canzoni. Era la direzione su cui Stevens avrebbe dovuto lavorare, invece fin dagli episodi successivi, fece l'errore di soffocare la propria vena con troppo suoni e troppi strumenti. Fino alla svolta religiosa che avrebbe spazzato via anche questo.
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CCCP - Danza/Militanza - 1994 Questo doppio antologico rappresenta un po' la summa del percorso artistico di un gruppo fondamentale per il rock italiano, ormai disciolto da un paio d'anni. Consola sapere che il patrimonio di creatività racchiuso nel progetto CCCP non sia in fodo andato perso: come sulle carte geografiche la nuova evoluzione dei CCCP si chiama C.S.I.
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CELINE DION - S'il suffisait d'aimer - 1994 No, ok: non si tratta proprio di pazzia, diciamo, piuttosto, di un album un po' fuori dalle regole. Non è che capiti tutti i giorni che una grande star americana si produca in una lingua non sua, e per un intero album... Qua la bravissima Céline si esibisce in francese e i risultati sono sorprendenti. Le canzoni sono splendide (oppure qualsiasi brano, sposato alla magica voce di Céline sembra tale) e comunque dell'inglese non si sente alcuna mancanza. Il tutto suona un po'... strano, ma fattoci l'orecchio, l'album è di quelli da non perdere.
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CHAKA KHAN - Come 2 my house -1994 Comincio a pensare che Prince sia oggi l'artista più importante per la musica nera. Non solo perché quando realizza un labum stabilisce regolarmente una pietra di paragone, ma anche perché quando passa nelle vesti di produttore riesce a rivitalizzare, come in questo caso, musicisti che tendevano ad impigrirsi. Chaka Khan ha ricevuto, da The Artist una autentica sferzata di adrenalina, di idee nuove, di energia e questo ricchissimo album ne è risultato. Intendiamoci: nessuna idea, per quanto buona, può fare di un somaro un purosangue e qui Prince ha potuto lavorare con una delle migliori voci nere degli ultimi 25 anni. Quindi bravo lui, ma certo, brava anche lei.
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CLAUDIO BAGLIONI - Da me a te - 1994 Farà anche un certo effetto ascoltare questa canzone dopo che le cose in Francia sono andate come sono andate, ma qui bisogna verificare se la validità del brano è in grado di fargli superare il momento contingente. Cioè: questa canzone è in grado di vivere indipendentemente dal Mondiale? Per chiarire: credo che non sia uno dei migliori brani dell'ultimo Baglioni: solo il ritornello riscatta almeno in parte la piattezza musicale della strova e riesce quasi a fare decollare la canzone. Si poteva pretendere qualcosa di meglio. Questo cd raccoglie ben 12 versioni di questo pezzo, alcune frutto di ottime intuizioni, altre meno. Il prezzo è da cd singolo (sulle 15.000), ma la durata è di 44 minuti e questo va valutato!
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COMPAY SEGUNDO - Lo mejor de la vida - 1994 Compay Segundo ha novant'anni ed è una leggenda vivente della musica cubana. Per la realizzazione di questo album l'hanno riaggiunto altri grandissimi musicisti caraibici. Quello che ne risulta è un viaggio emozionante nella storia musicale di Cuba a cavallo di note senza tempo. Alcuni di questi brani hanno 50 anni, altri sono di oggi, ma la distanza non sembra avvertibile: siamo totalmente al di fuori delle mode, del tempo che passa, degli stili musicali che si susseguono freneticamente. Mettete questo cd nel lettore, spagnete la luce e partite verso il sole.
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CORRS - Talk on corners -1994 Con questo nuovo album i Corrs riescono a strapparsi definitivamente dall'immagine più oleografica e scontata di "gruppo quasi-folk irlandese" per cercare una strada definitivamente personale e più interessata a quella che una volta si chiamava "sana e solida musica rock". Il tutto senza tradire le proprie radici musicali, e questo a me sembra già un buon risultato. In più le canzoni sono generalmente eccellenti e i suoni, inusitati per il rock, di tin whistle, violino, accordian o bodhran donano loro qualcosa che finisce per distinguerle decisamente. Bellissima e inaspettata (in una versione decisamente "irish") l'immortale Little wing di Hendrix in chiusura.
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CREEDENCE CLEARWATER REVIVAL - Greatest hits - 1993 I Creedence Clearwater Revival vissero una felicissima stagione tra la fine dei 60 e l'inizio dei 70. Oggi è giusto ricordare il loro rock disimpegnato e coinvolgente con questa esaustiva raccolta, nel momento in cui sempre di più sono coloro che pensano che Proud Mary sia stata scritta per Tina Turner. Qua, oltre al celeberrimo brano troviamo anche tutti gli altri cavalli di battaglia dei fratelli Fogerty e i loro amici, gioia per i nostalgici e sorpresa per i neofiti.
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